Il Metodo Ri-Abitare
Un percorso breve orientato al cambiamento osservabile, per chi porta qualcosa che abita il corpo: dolore pelvico, endometriosi, difficolta intime o sessuali, disturbi alimentari.
Probabilmente sei arrivata qui dopo aver gia fatto molto.
Visite mediche, esami, terapie. Forse una diagnosi, forse ancora nessuna. Eppure il problema e ancora lì. E nel frattempo ha iniziato a occupare anche le giornate, i pensieri, l’intimità.
Questo è lo spazio che il percorso medico non può occupare.
Ed e qui che lavoro.
Può fare al caso tuo se...
Hai una diagnosi
Hai difficoltà nella sfera sessuale
Provi disagio intimo o nella coppia
Hai un rapporto difficile con cibo e corpo
Da dove si parte e dove si arriva
Si parte da:
Si arriva a:
Meno controllo, meno evitamento. La ripresa graduale delle attività che si erano smesse. Stare nell’intimita senza che il problema occupi tutta l’attenzione.
Il cambiamento non è la sparizione del sintomo, ma la fine degli automatismi che lo alimentano.
Come funziona concretamente
Ogni percorso inizia da una domanda precisa: cosa mantiene vivo questo problema oggi?
Non da dove è iniziato, ma da cosa lo alimenta adesso.
Tra una seduta e l’altra ci sono prescrizioni pratiche: piccoli esperimenti da fare nella vita quotidiana.
Si agisce, si osserva e si aggiusta.
Strumento
Per te significa...
Colloquio di valutazione
Capire insieme come il problema funziona adesso, quali tentativi stai già facendo e come si incastrano con quello che senti.
Prescrizioni pratiche
Pallone sonda
Piccoli spostamenti
Perché si chiama Ri-Abitare?
Riabitare il corpo non significa aspettare che tutto sia perfetto.
Significa smettere, gradualmente, di viverlo come un luogo da controllare, e tornare a viverlo come un luogo in cui stare.
Il prefisso ri- è una scelta precisa: non si tratta di raggiungere qualcosa di nuovo, ma di tornare a qualcosa che si era smesso di fare.
Se vuoi capire se il percorso Ri-Abitare può fare al caso tuo, compila il form.
La terapia Breve Strategica
Sotto un lampione c’è un ubriaco che sta cercando qualcosa.
Si avvicina un poliziotto e gli chiede che cosa abbia perduto.
«Ho perso le chiavi di casa», risponde l’uomo, ed entrambi si mettono a cercarle.
Dopo aver guardato a lungo, il poliziotto chiede all’uomo ubriaco se è proprio sicuro di averle perse lì.
L’altro risponde:
«No, non le ho perse qui, ma là dietro», e indica un angolo buio in fondo alla strada.
«Ma allora perché diamine le stai cercando qui?»
«Perché qui c’è più luce!»
Il “paradosso del lampione” spiega come tutti siamo portati a cercare soluzioni ai problemi sempre nello stesso modo, nella zona illuminata dal lampione e mai esplorando il buio, ovvero i terreni sconosciuti della nostra mente.
Abbiamo la tendenza a voler vedere nella realtà ciò che conferma le nostre sensazioni, cadendo in veri e propri autoinganni, i quali non ci permettono di analizzare la realtà in modo distaccato.
Non esistono problemi uguali tra loro ed è per questo che nella maggior parte dei casi basta introdurre un piccolo cambiamento di prospettiva per non rimanere incastrati in soluzioni disfunzionali che anziché risolvere il problema lo alimentano.
Basandomi sul modello Breve Strategico, il mio obiettivo è infatti lo studio del problema e dei tentativi di soluzione messi in atto dalla persona per cercare di risolverlo. Tali tentativi all’inizio sembra funzionino, ma poi se reiterati nel tempo, portano alla costruzione di un vero e proprio disturbo.
Come diceva Oscar Wilde “l’unico fascino del passato è che è passato” pertanto, per cambiare una situazione problematica, non è necessario indagare e svelare le cause passate (su cui non è possibile intervenire), ma risulta più utile lavorare su come funziona il problema nel presente e sulle strategie più idonee a creare un cambiamento efficace e duraturo nel tempo.
